Iris Gargano, Consulente Filosofica e Formatrice

La parola stress è entrata ormai nel linguaggio comune e indica una sensazione di disagio psico-fisico che ha origine quando certi eventi della vita richiedono, da parte nostra, un eccessivo livello di impegno. Percepire che i nostri comportamenti sono inadeguati rispetto alla situazione è il primo segnale di stress. Questo filo di pensiero ci porta a dire che lo stress sia qualcosa da eliminare perché negativo. Però va detto che anche l’assenza di un certo livello fisiologico di tensione è altrettanto negativa e genera una bassa concentrazione e uno scarso coinvolgimento nelle attività. Potremmo immaginare di svolgere i nostri compiti a lavoro con buoni risultati senza avere stimoli che incitano al raggiungimento degli obiettivi? Sicuramento no. Distinguiamo due tipi di stress:

Eustress: stress “positivo”, legato a situazioni percepite come sfidanti, che ci danno energia

Distress: stress “negativo”, distruttivo, che ha origine, come abbiamo detto, da comportamenti inadeguati volti ad arginare lo stress.

Non tutti gli stimoli stressanti (stressor) sono negativi e, soprattutto, non lo sono per tutte le persone allo stesso modo.

Quando si scatena una risposta di stress vengono rilasciati i cosiddetti ormoni dello stress (cortisolo) che fanno aumentare il battito cardiaco e aumentare la pressione; esso ha ricadute su tutto l’organismo perché genera uno stato di attivazione al limite della tensione, prolungato eccessivamente nel tempo e con un carico emotivo, cognitivo ed energetico consistente. Qual è la strategia più idonea per gestire situazioni di stress? Una capacità che forse possiedi già: la RESILIENZA.

La resilienza è la capacità dell’individuo di affrontare le diverse situazioni di vita, in particolare quelle positive, traumatiche o frustranti, sapendone discernere i diversi aspetti e sapendo ricostruirle dimostrandosi sensibili alle opportunità positive che tali situazioni offrono, senza per questo perdere la propria umanità.

Non si tratta di fingere che il vissuto emotivo che ci lega a un evento non esista, ma di saper accettare e rielaborare in maniera produttiva le emozioni, identificando gli elementi che possono rappresentare fonte di crescita e di miglioramento per il futuro.

Sono resilienti quelle persone che, in circostanze avverse, riescono a fronteggiare in maniera efficace le difficoltà, trasformandole in energia nuova riuscendo persino a raggiungere mete importanti.

La resilienza è una capacità, e come tutte le capacità essa può essere sviluppata e allenata. Ma su quali presupposti si basa?

 

  • Impegno. La volontà delle persone di affrontare le situazioni, sapendo sopportare la fatica, ma senza che esaurire le energie necessarie per raggiungere l’obiettivo (che deve essere realisticamente raggiungibile);
  • Proattività. La consapevolezza di poter incidere in modo significativo sulle situazioni, agendo affinché gli eventi evolvano in modo produttivo. Significa essere protagonisti delle proprie scelte, piuttosto che vittime degli eventi, ma anche di assumersi serenamente la responsabilità delle conseguenze delle proprie scelte;
  • Accettazione e propensione al cambiamento. Saper valutare in modo critico le cose che accadono, cogliendone rischi e opportunità. Ogni cambiamento è un evento di rottura (se pensiamo a quello che stiamo perdendo) e allo stesso tempo di novità (se sappiamo affrontare con curiosità le nuove opportunità).

Ogni persona affronta gli eventi in base al proprio modo di interpretare la realtà e ciò è il risultato delle esperienze accumulate nel corso della vita. Epitteto disse: “Noi non soffriamo per i fatti, ma per la rappresentazione che noi abbiamo ei fatti”.

Quali caratteristiche presentano, invece, i soggetti più esposti al rischio degli effetti negativi dell’evento stressante? Vediamone alcune:

 

  • Scarsa autostima
  • Passività
  • Scarsa consapevolezza di sé
  • Senso di inadeguatezza
  • Remissività

Come si diventa resilienti?

Imparando a vivere il momento presente. Troppo spesso siamo ancorati nel passato o nel futuro. Il corpo e la mente agiscono come un contenitore attraverso il quale la consapevolezza viene offuscata dalla “sporcizia emotiva” del passato che si appiccica addosso. Gran parte dello stress che proviamo deriva dalla nostra riluttanza ad accettare le cose come sono. Ignoriamo o allontaniamo quella parte dell’esperienza che non ci piace. Svuotare il contenitore dalle credenze autoinflitte vuol dire arrivare ad una profonda e positiva trasformazione. Quando parlo di accettazione non intendo “rinunciare”, ma essere onesti e realisti riguardo al punto di partenza, più gentili verso noi stessi, i nostri limiti e i nostri obiettivi.

Probabilmente avrai sentito parlare della mindfulness, una pratica meditativa efficace per vivere pienamente e con gioia il momento presente, per accettare le tempeste della vita e comprendere più chiaramente le radici della sofferenza, trovando nelle difficoltà l’aspetto positivo per una crescita personale.

I momenti negativi, si sa, se processati in maniera adeguata, costituiscono un’occasione per rafforzare il nostro io.

Kierkegaard: La vita può essere capita solo all'indietro, ma deve essere vissuta in avanti.

Nella vita privata o in quella professionale, la Consulenza Filosofica è la chiave per sbloccare nuove prospettivesuperare ostacoli e raggiungere l’armonia e il successo autentico.